Rivoluzioni colorate in Europa e il “GNB” ad Haiti : due facce della stessa politica (Italian)

Rivoluzioni colorate in Europa e il “GNB” ad Haiti : due facce della stessa politica (Italian)

 

In un paese sottosviluppato, una borghesia autenticamente nazionale dovrebbe abbandonare la sua vocazione per mettere a disposizione del popolo il capitale intellettuale e tecnico acquisito nelle università coloniali dei paesi sviluppati. Purtroppo constateremo, senza grande sorpresa, che la borghesia nazionale rinuncia a questa eroica missione, dai tratti positivi, fecondi e giusti, per seguire la tradizione di una borghesia classica e antinazionale. Una borghesia, stupidamente e cinicamente borghese”.Franz Fanon

Joel Leon

Gli eventi che si sono svolti ad Haiti negli ultimi sei anni non sono un caso isolato. Al contrario, si iscrivono nel quadro di una politica globale, dettata dal desiderio americano di dominare il XXI secolo, a tutti i livelli, attraverso il “Project for the new American Century”, nel quale è chiaramente definito uno dei loro obbiettivi primari: la “democratizzazione” del mondo. Un mezzo per assicurare la pace e la sicurezza, oltre a promuovere l’economia di mercato. In pratica, viviamo nell’era della disorganizzazione e della riorganizzazione descritta dal subcomandante Marcos nella “Quarta guerra mondiale”; in funzione degli interessi esclusivi dell’impero americano e dei suoi alleati europei. Le strategie si basano sulla “teoria del domino”, diffondendo concetti dal volto umano, ma con una finalità fallace come ad esempio l’espansione della democrazia.

Democratizzazione o vassallaggio

Nel 1987, durante la “Perestroïka”, il miliardario americano di origine ungherese, George Soros, creò a Mosca la sua fondazione, denominata “Open society Institute”. Questa fondazione ricoprì un ruolo fondamentale nel crollo dell’Unione Sovietica e nella cancellazione di settant’anni di pratica socialista nei paesi dell’Europa orientale.Agli inizi del XXI secolo, la stessa fondazione di George Soros, appoggiata da un’altra organizzazione, la “National endowment for democracy” (NED) diretta dall’ex direttore della CIA, James Woosley, promuoverà le cosiddette “rivoluzioni colorate”. Tant’è che nel 2000 il regime nazionalista di Slobodan Milosevic fu abbattuto dalla “rivoluzione rosa”. Poi fu il turno della Georgia nel 2003, con la precipitosa partenza di Edward Chevardnadze, seguita nel 2004 dall’Ucraina con la “rivoluzione gialla” e nel 2005 dal Kirghizistan, con la destituzione di Askar Akaev.Ora, come stanno realmente le cose con il movimento GNB ad Haiti ?

Il movimento GNB ad Haiti

Quando si tratta di Haiti, gli analisti internazionali hanno sempre avuto delle difficoltà nel presentare i fatti, ad eccezione dei “boat people” approdati sulle spiagge della Florida, dei massacri ad opera dei regimi totalitari e delle calamità che hanno colpito il paese. Non si sono mai chinati sufficientemente per analizzare gli accadimenti di Haiti.

La politica globale, menzionata all’inizio di questo articolo, spiega ciò che è successo ad Haiti nel corso del 2003, fino allo sbarco dei francesi e degli americani il 24 febbraio 2004, prima che la risoluzione dell’ONU mettesse Haiti sotto tutela in virtù dell’articolo 7 della Carta delle Nazioni Unite. Cominciamo quindi dalla “democrazia” concepita dai neoconservatori.

La democrazia che si vuole imporre ad Haiti è un’infamia. Se negli altri paesi si accetta la presenza di vassalli locali per gestire tale “democrazia”, ad Haiti si escludono i dirigenti indigeni. Questa democrazia deve essere importata. Tutti i movimenti che hanno chiesto la partenza del presidente Aristide erano finanziati dalla fondazione di George Soros, la “Open society Institute”, attraverso la FOKAL, una ONG diretta da una influente donna dell’alta borghesia progressista di Haiti, Michelle Pierre Louis, e dagli adepti della liquidazione nazionale. (…)

A differenza delle altre rivoluzioni colorate, Haiti ha vissuto una rivoluzione lugubre e umiliante. Washington ha sistemato i suoi valletti – all’occorrenza Gérard Latortue – nelle posizioni di potere a scapito dei personaggi locali, per gettare le basi della democrazia e creare le condizioni indispensabili al libero mercato. Secondo il volere dell’ex ambasciatore americano ad Haiti, Mr. Thimothey, che prima di terminare il suo mandato si è prodigato in favore dei dirigenti haitiani residenti all’estero.

Gérard Latortue, ex primo ministro, è il degno rappresentante ad Haiti della tecnocrazia internazionale. Due anni anni dopo l’occupazione, delle elezioni parziali ebbero luogo e costarono 90 milioni di dollari ai contribuenti del mondo. Da queste elezioni uscirono vincenti dei mediocri uomini di Stato, che non hanno il coraggio di denunciare l’occupazione del territorio nazionale. La democrazia promessa ha disertato Haiti, le istituzioni sono state smantellate per lasciare il posto alle ricette straniere. Solo la liquidazione delle imprese nazionali procede a pieno regime. In qualche sorta, la nascita di un nuovo mondo o di una nuova Haiti è stata procastinata. E la ragione è semplice. Nessuno può pretendere di possedere la formula ottimale, compatibile con le differenti culture, le diverse etnie e nazionalità. Il mondo è bello perché è vario, con le sue specificità e le sue differenze. Gli imperi dominano per un certo lasso di tempo, fino a quando altri emergeranno per assicurare la continuità della vita e dell’esistenza. Ognuno apporta il suo contributo e plasma la sua epoca, per lasciare il posto ad altri; è una dinamica mondiale.

Il “Project for the new American Century” utilizza il concetto di democrazia per consolidare la sua totale egemonia. È una strategia che non ha momenti di pausa, in costante movimento, e che non conosce le frontiere; è una strategia mondiale. Dopo l’Europa orientale e Haiti, si è diffusa in Medio Oriente, in Irak, in Palestina e in Libano. D’altronde l’allora segretario di Stato americano, Condoliza Rice, a proposito delle criminali incursioni israeliane in Libano, affermò: “Sta nascendo un nuovo Medio Oriente”. (…)

Le elezioni non sono sufficienti

Le elezioni sono considerate l’arma di punta dell’occidente, grazie alle quali si è potuto annientare il blocco comunista. In questo mondo unipolare, il sistema del suffragio universale diretto è ammesso ovunque come l’unico mezzo lecito per ottenere il potere. Approvato e legittimato dalla comunità internazionale. Detto altrimenti, ogni potere derivante da un colpo di Stato, da un’insurrezione popolare o rivoluzionaria, è considerato dittatoriale e sanzionato economicamente. Se il popolo osa ribellarsi al volere della comunità internazionale per scegliere i propri dirigenti, rischia di assistere all’invasione del proprio paese. È il caso della Palestina, dove gli eletti di Hamas, nonostante abbiano ottenuto il potere con elezioni regolari, conformi alle norme internazionali, sono tacciati di terrorismo e si vedono negare gli aiuti internazionali.

Il Venezuela è l’esempio più eloquente dell’incoerenza di Washington, in rapporto al concetto di democrazia. Hugo Chavez, presidente venezuelano, è entrato in carica a seguito di elezioni oneste e riconosciute come tali dagli osservatori presenti. Solo gli Stati Uniti rifiutano di riconoscere questa nuova realtà politica, che rimette in questione sessant’anni di pratiche di aggiustamento strutturale, promosse dal FMI. Per contro ad Haiti, (…) gli Stati Uniti hanno legittimato la ribellione dei militari in nome della democrazia; si trattava di “combattenti per la libertà”, stando alle parole dell’ex primo ministro, Gérard Latortue.

Il riflusso della marea democratica

Nel frattempo, l’imposizione della “democrazia” ha subito una battuta d’arresto a causa di seri problemi. La Serbia, madre delle “rivoluzioni arcobaleno” si confronta con una brutale realtà. La Georgia e il Kirghizistan sono in fase di transizione dopo le confessioni dei suoi “rivoluzionari”. L’Ucraina ha già cambiato traiettoria dopo le molteplici divisioni, ed ora è l’opposizione ad essere al potere. L’entusiasmo è definitivamente scemato, la realtà socioeconomica ha preso il sopravvento. Il popolo realizza che il miglioramento delle sue condizioni non è previsto nella formula di George Soros.

Ad Haiti regna la stessa disillusione, la democrazia è moribonda, i promotori del progresso si sono rivelati dei ladri, e la situazione negli ultimi due anni è peggiorata. Questa pretesa democrazia non è altro che uno strumento di dominazione tra le mani delle grandi potenze, per proseguire nel saccheggio delle ricchezze economiche degli altri popoli, più deboli. La vera democrazia deve essere nelle mani del popolo sovrano. Per questo motivo, da vent’anni a questa parte giriamo in tondo, restando in attesa di una democrazia importata di stampo occidentale. Ci uccidiamo a vicenda, nella ricerca di un sistema che non esiste; intanto, l’Occidente ha invaso Haiti in due occasioni.Le élite haitiane devono comprendere che non esiste una formula magica, in grado di definire uno stile di comportamento universale e della quale il capitalismo deterrebbe il segreto. Al contrario, è attraverso le nostre scelte quotidiane e le esperienze acquisite, dopo lunghe ed estenuanti lotte, che noi potremo instaurare un sistema corrispondente al desiderio di vita di ogni uomo e di ogni donna.

Le “rivoluzioni colorate”, che hanno scosso l’inizio del XXI secolo, stanno soffocando per una semplice ragione : non erano annunciatrici di un nuovo ideale, che è alla base di una vera rivoluzione. Ad Haiti, il governo che è uscito de facto dalla “rivoluzione GNB” ha fallito, come hanno fallito le “rivoluzioni colorate” in Europa.Adesso, sta a noi formulare il genere di democrazia che auspichiamo per la nostra società, senza copiare il modello occidentale. Possiamo farlo armandoci di coraggio.

JOEL LEON 

(Articolo pubblicato nel 2006)


“Révolutions colorées” en Europe et “Gnbistes” en Haïti : deux faces d’une même politique

Joel LEON

« Dans un pays sous-développé une bourgeoisie nationale authentique doit se faire un devoir impérieux de trahir la vocation à laquelle elle était destinée, de se mettre à l’école du peuple, c’est-à -dire de mettre à la disposition du peuple le capital intellectuel et technique qu’elle a arraché lors de son passage dans les universités coloniales. Nous verrons malheureusement que, assez souvent, la bourgeoisie nationale se détourne de cette voie héroïque et positive, féconde et juste, pour s’enfoncer, l’âme en paix, dans la voie horrible, parce qu’antinationale d’une bourgeoisie classique, d’une bourgeoisie bourgeoise, platement, bêtement, cyniquement bourgeoise ».
Franz Fanon

Joel Leon

Les événements qui se sont déroulés en Haïti durant ces six dernières années ne sont pas isolés, au contraire ils s’inscrivent dans le cadre d’une politique globale dictée par le désir américain de dominer le 21e siècle à tous les niveaux. A travers le « Project for the new American Century », que les néoconservateurs, actuellement au pouvoir, ont produit, dans lequel il est clairement défini que l’un de leurs objectifs est la « démocratisation » du monde. Un moyen d’après eux d’assurer la paix et la sécurité et de promouvoir l’économie de marche. En un mot nous vivons l’ère de la désorganisation et la réorganisation dont parlait le commandant Marcos dans la « 4e guerre mondiale ». ; laquelle se fait en fonction des intérêts exclusifs de l’empire américain et de ses alliés européens. Les stratèges, à travers la « théorie des dominos », ont mis au point des stratégies axées sur des concepts à visage humain mais fallacieux en finalité, comme l’expansion de la démocratie, par exemple.

Démocratisation ou vassalisation.

En 1987, en plein cœur de la « Perestroïka », le milliardaire hongrois-américain, George Soros, a créé sa fondation à Moscou même, appelée « Open society Institute ». Cette fondation allait jouer un rôle important dans la débâcle de l’Union Soviétique et entraîner dans sa chute 70 ans de pratique socialiste en Europe de l’Est. Au début du 21e siècle on a rencontré cette même organisation de George Soros, accompagnée par « National endowment for democracy » (NED), dirigé par l’ancien patron de la CIA, James Woosley, comme fer de lance des mouvements qualifies de « révolutions colorées » qui ont emporté en l’an 2000 le régime nationaliste de Slobodan Milosevic en Serbie suite a un chambardement qualifie de « révolution rose » ; La Géorgie a connu le même sort en 2003 :, départ précipite d’Edward Chevardnadze du pouvoir. Puis ce fut L’Ukraine en 2004 à travers des mouvements protestataires appelés « révolution jaune » et en Kirghizstan en 2005 qui a balayé le pouvoir de Askar Akaev. Qu’en est-il du mouvement GNB en Haïti ?

Le mouvement GNB en Haïti

Les analystes internationaux ont toujours éprouvé de la peine à présenter les faits tels qu’ils sont dès qu’il s’agit d’Haïti. Excepté lorsque les boat peoples haïtiens envahissent la chaussée de la Floride, quand les masses sont massacrées et d’autres actions avilissantes concernant le pays. Ils n’ont jamais pris le temps nécessaire d’analyser les événements haïtiens.

Cette politique globale que j’ai mentionnée au début du texte explique les événements qui se sont déroulés en Haïti pendant toute l’année 2003 jusqu’au débarquement des armées françaises et américaines le 29 février 2004, avant même la résolution des Nations-unies mettant Haïti sous occupation en vertu du chapitre 7 de sa charte. D’abord, commençons par la partie dite démocratique des néoconservateurs. La démocratie qu’on veut implanter en Haïti correspond à une infamie. Si dans les autres pays on a accepté la présence des valets locaux pour gérer cette « démocratie » sur mesure, en Haïti on met à l’écart les cadres indigènes.

Cette démocratie doit être totalement importée. Ainsi tout le mouvement qui a conduit au départ d’Aristide était financé par l’organisation de Georges Soros « Open society Institute » via une ONG appelée FOKAL, dirigée par la toute puissante Michelle Pierre Louis, une femme de la gauchie-bourgeoisie, et d’autres adeptes de la liquidation du patrimoine national. La tache politique a été confiée à l’IRI, via son ancien tout-puissant représentant en Haïti, M. Stanley Lucas, un homme qui veut à tout prix placer son pays sur la liste du terrorisme international. Le travail psychologique a été légué à la presse embourgeoisée menée par Marie Lucie, Rochild François et compagnie.

A la différence des autres Etats de « révolutions colorées », Haïti a connu une révolution lugubre et humiliante. Washington a pris soin de placer un valet de l’extérieur au détriment des locaux, en l’occurrence Gérard Latortue, pour jeter les bases de la démocratie et de créer les conditions indispensables au marché libre. Indice qui correspond aux vœux de l’ancien ambassadeur américain en Haïti, M. Thimothey, qui avant de quitter sa fonction a entrepris une longue plaidoirie en faveur des cadres haïtiens de l’étranger.

  1. Latortue est l’émanation de la prise en main du pays par les technocrates internationaux. Deux ans après, les élections partielles eurent lieu qui ont coûté la bagatelle de 90 millions de dollars américains aux contribuables du monde, desquelles sortent de petits hommes d’Etat qui n’ont pas le courage de poser le problème de l’occupation du territoire national. La démocratie promise a brillé par sa marche-arrière, les institutions s’amenuisent pour faire place aux recettes étrangères, seule la liquidation des entreprises nationales bat son plein. En quelque sorte la naissance du nouveau monde ou de la nouvelle Haïti n’est pas pour demain. Et la raison est simple. Aucun état ne peut prétendre trouver la formule idéale compatible à toutes les cultures, à toutes les races et toutes les nationalités. La beauté de ce monde c’est sa diversité, son unicité et ses différences. Les empires ont dominé pendant un temps jusqu’à ce que d’autres émergent pour assurer la continuité de la vie et de l’existence. Chacun apporte sa contribution et son façonnement marquant ainsi son époque avec irréversibilité pour faire place à d’autres, c’est une dynamique mondiale.

Le « Project for the new American Century » utilise le concept démocratie pour asseoir son hégémonie totale. C’est une stratégie qui ne chôme pas, elle est constamment en mouvement, elle n’a pas de frontières, elle est mondiale. Après avoir atteint l’Europe de l’Est et Haïti, elle était déjà en œuvre au Moyen-Orient, en Irak, en Palestine, en Afghanistan et dernièrement au Liban. Madame Condoleeza Rice, Secrétaire d’Etat américain, l’a confirmé lorsqu’elle a laissé échapper à propos du bombardement criminel du Liban par Israël que « le nouveau Moyen-Orient est en train de prendre naissance ». (…)

Les élections ne suffisent plus

Les élections sont considérées comme l’arme fatale de l’Occident à travers lesquelles il a terrassé le bloc de l’Est. Le système de suffrage universel direct est admis partout dans ce monde unipolaire comme l’unique sacro-saint moyen de parvenir au pouvoir et que la communauté internationale a approuvé et classé comme légitime. Autrement dit, tout pouvoir issu de Coup d’Etat, d’insurrection populaire ou révolutionnaire est classé comme dictatorial, il est sanctionné économiquement et le pays « déviant » peut-être même envahi si le peuple a osé sortir de la boite pour choisir ses dirigeants. De ce fait, les élus du Hamas en Palestine sont traités de terroristes et le gouvernement se voit couper l’aide internationale bien que le pouvoir ait été élu conformément aux normes internationales.

Le Venezuela est l’exemple le plus éloquent du reniement dans lequel Washington s’est embourbé par rapport au concept de la démocratie. Hugo Chavez, Président vénézuélien est arrivé au pouvoir à travers des élections honnêtes reconnues comme telles par tous les observateurs, en solo les États-Unis refusent d’admettre cette nouvelle réalité politique latino-américaine qui annonce une remise en question hémisphérique des 60 ans de pratique d’ajustement structurel du FMI. En revanche en Haïti, (…) les Etats « amis » ont approuvé la rébellion des anciens militaires au nom de la démocratie puisque Gérard Latortue, l’ancien Premier ministre, les avait qualifiés de “combattants de la liberté”.

La vague démocratique imposée est dans l’impasse.

Entre temps, la vague démocratique connaît actuellement des problèmes sérieux freinant ainsi son ascendance. La Serbie, mère de la « révolution arc-en-ciel », maintenant fait face à la réalité sauvage dans laquelle s’est glissé le pays au début du 21e siècle après sa prétendue révolution. La Géorgie et le Kirghizstan sont toujours en transition après des mea culpa d’anciens « révolutionnaires ». L’Ukraine, la dernière en date, a déjà retourné sa veste après de multiples divisions, maintenant c’est une coalition dirigée par l’opposition qui est au pouvoir. Le défoulement est bel et bien terminé, la real socio-économique refait surface, le peuple quant à lui a réalisé que leur salut national n’est pas dans la formule de George Soros.

En Haïti c’est le même désenchantement, la « démocratie » est moribonde, les promoteurs se sont révélés des voleurs, la situation générale est unanimement admise comme aggravée depuis deux ans. Cette prétendue démocratie n’est rien d’autre qu’un instrument de domination entre les mains des grandes puissances afin de poursuivre le pillage des richesses économiques des autres peuples plus faibles. La vraie démocratie doit avoir pour maître le peuple et ceci dans toute sa souveraineté. C’est ce qui explique que depuis 20 ans nous tournons en rond, parce que nous sommes à l’attente d’une démocratie importée d’obédience occidentale. Nous nous tuons quotidiennement en quête de ce système qui n’existe nulle part sur la terre, l’Occident entre temps a envahi le pays en deux occasions, nous recherchons encore cette démocratie qui tarde à s’implanter. Il est temps que les élites haïtiennes comprennent qu’il n’y a pas une formule définissant le mode de vie de façon universelle et dont le capitalisme aurait le secret. Au contraire, c’est à travers nos choix quotidiens et les expériences de peuple acquises aux prix de longues luttes que nous pouvons accoucher un système heureux correspondant à la vie de chaque homme et femme.

Les « révolutions arc-en-ciel » qui ont bouleversé le début du 21e siècle sont essoufflées, pour la simple et bonne raison qu’elles n’étaient annonciatrices d’aucune idée nouvelle, qui est la matrice de toute véritable révolution. En Haïti, le gouvernement de facto, issus de la « révolution gnbistes » a lamentablement échoué comme les “révolutions colorées” de l’Europe. Maintenant c’est à nous de formuler quel type de démocratie que nous voulons pour notre société sans avoir à copier ce que font les Etats de l’Occident. Nous pouvons le faire en nous armant de courage et de patriotisme.

JOEL LEON

 

 

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